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Conseguenze per la freschezza degli alimenti

Anche la catena Asda entra nella polemica sulla Brexit

Il CEO della catena britannica Asda, Roger Burnle, ha fatto sentire la propria voce nell'attuale dibattito sulle modalità di uscita del Regno Unito dalla UE. Le ventilate ipotesi di una linea morbida, come vorrebbe il Primo Ministro Theresa May (cfr. FreshPlaza del 09/07/2018) hanno già provocato dimissioni eccellenti da parte di alcuni sostenitori della linea dura. Una posizione, quest'ultima, che sta scatenando polemiche e giustificati timori.

I vertici di Asda, insieme ad altre catene di supermercati, segnalano che potrebbero esserci "significative conseguenze" nel caso di una Brexit "dura": la chiusura dei confini determinerebbe un elevato rischio di deperimento degli alimenti freschi alle dogane, con nefaste implicazioni finanziarie per il settore, per non parlare della gestione di scarti e rifiuti alimentari.

Già in precedenza altre compagnie, tra cui Airbus, BMW e le altre principali catene britanniche Tesco e Sainsbury's hanno richiesto chiarimenti urgenti al Governo. Tra le preoccupazioni più sentire, quelle sulla possibile introduzione di dazi sulle importazioni dalla UE o barriere doganali tra UK e Irlanda, che farebbero lievitare i costi di beni e servizi.

Recenti studi interni al Governo britannico avevano già lanciato un allarme circa il concreto rischio di penuria di cibo nel giro di poche settimane dall'uscita del Regno Unito dalla UE, nel caso non si raggiunga un accordo.

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